Il Pdl ora cerca la scossa da Alfano
Il partito azienda non tace, non obbedisce e non combatte più come una volta. Nessuno riesce a dirglielo, il riflesso impiegatizio è duro a morire dopo vent’anni di abitudine, ma sono in tanti ormai a pensarlo: il Cavaliere deve farsi da parte e, bon gré mal gré, permettere ad Angelino Alfano di candidarsi alla presidenza del Consiglio. “Mi auguro che Berlusconi ci aiuti su questa strada, ma è arrivato il momento di agire. Leggi Essere berlusconiani senza il Cav. di Alessandro Giuli
5 AGO 20

Roma. Il partito azienda non tace, non obbedisce e non combatte più come una volta. Nessuno riesce a dirglielo, il riflesso impiegatizio è duro a morire dopo vent’anni di abitudine, ma sono in tanti ormai a pensarlo: il Cavaliere deve farsi da parte e, bon gré mal gré, permettere ad Angelino Alfano di candidarsi alla presidenza del Consiglio. “Mi auguro che Berlusconi ci aiuti su questa strada, ma è arrivato il momento di agire. Alfano è il segretario del Pdl, è la nostra risorsa”, dice Gianni Alemanno con quel tono delle decisioni irrevocabili che pure negli ultimi mesi è stato troppo spesso adottato – e senza apprezzabili conseguenze – dai dirigenti del berlusconismo alla deriva. Eppure il sindaco di Roma interpreta un pensiero diffuso nel gruppo dirigente, un’urgenza avvertita con preoccupazione: certo, tutti sanno che non si può rompere con Berlusconi, così come non si può rinnegare il padre, ma “non è più il momento di chiedergli il permesso”, insiste Alemanno: il Pdl o si dà una mossa o lo si può anche chiudere per fallimento avvenuto. Ed ecco dunque che cosa si dovrebbe fare secondo il sindaco: “Abbiamo un mese di tempo per scegliere un candidato premier con le primarie e rinnovare la classe dirigente”, dice lui, che immagina le primarie a novembre, senza Berlusconi, dopo le elezioni siciliane del 28 ottobre e prima di quelle nel Lazio e in Lombardia (che dovrebbero tenersi a febbraio). Ma oltre le parole, al di là delle intenzioni o delle speranze cosa c’è di vero, cosa si muove sul serio? Poca roba. Circolano manifesti, uno l’ha scritto Alemanno stesso e si intitola “non possiamo più attendere”, un altro lo ha preparato Fabrizio Cicchitto con Renato Brunetta. Dice Cicchitto: “Alfano deve dare uno scossone al partito e scendere in campo per le primarie”, perché “l’alternativa è un impegno in prima persona di Berlusconi” e par di capire che, anche dal punto di vista del capogruppo del Pdl alla Camera, questa seconda possibilità assuma tratti minacciosi.
Il Pdl in agitazione ha dunque una sindrome da “documentite”, anche Gaetano Quagliariello e Maurizio Sacconi avevano preparato un manifesto dei valori del centrodestra, e probabilmente da queste parti non si era mai vista tanta vita come adesso, non si contano più i pronunciamenti, quasi uno al giorno, con Angelino Alfano investito di responsabilità salvifiche totali. Ma il segretario del partito non ha ancora ben deciso cosa fare, lui si consiglia e conta le truppe, interpreta i sondaggi e forse spera che alla fine sia il Cavaliere a decidere per lui e a investirlo definitivamente, facendosi da parte come tutti sperano: il Pdl viaggia tra il 12 e il 15 per cento dei consensi, e in questo segmento il candidato preferito dagli elettori è sempre Berlusconi; ma le rilevazioni – comprese quelle della fidatissima Alessandra Ghisleri – restituiscono al Cavaliere anche un’altra verità: Alfano è più forte di Berlusconi quando si considera quel 20 per cento di elettori del Pdl che in questo momento non hanno intenzione di andare a votare. E dunque Alemanno vorrebbe le primarie a novembre anche contro la volontà del capo, e Alfano da tempo aveva pensato a un meccanismo analogo (una grande convention a dicembre), ma alla fine, come sempre, potrebbe essere Berlusconi a decidere lui di andare oltre se stesso e contro se stesso. “Se il Cavaliere si convincesse che con le primarie e Alfano abbiamo più chance, sarebbe lui a imprimere una svolta”, dice il senatore Andrea Augello. E dunque sembra di capire che dietro il ritrovato protagonismo di Alfano, dietro i documenti, all’ombra di ogni trama, alla fine, possa anche esserci di nuovo, come sempre, Silvio Berlusconi: il Cavaliere che sta giocando un’altra delle sue cento partite, accanto a quella di Ignazio La Russa (che asseconda il progetto di spacchettare il Pdl) e assieme ai movimenti di Daniela Santanchè e del gruppo delle giovani deputate che alimentano il gossip di Palazzo e ormai partecipano attivamente alle riunioni strategiche di Arcore e di Palazzo Grazioli.
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